Alcolismo

L’alcolismo è un disturbo caratterizzato dalla dipendenza dall’alcol; l’alcol può causare danni a livello di tutti i principali organi ed apparati.
Alcolismo

L’abuso di alcol è dannoso per sé e gli altri. In tutto il mondo, nel 2016, più di 3 milioni di persone sono morte a causa di un uso dannoso di alcol, pari al 5,3% di tutti i decessi. Più di tre quarti di queste morti si sono verificate tra uomini.

In generale, l’uso dannoso di bevande alcoliche è un fattore causale in oltre 200 malattie, incluso il cancro, e di situazioni d’infortunio e incidentalità.

Complessivamente, l’uso di alcol, ai livelli medi di circa 30 grammi di consumo medio pro capite, genera ogni anno, il 5,1% del carico globale di malattia e infortuni. Il dato viene misurato in anni di vita persi per malattia, disabilità o morte prematura (DALYs, Disability Adjusted Life Years).

L’alcol non è un alimento perché:

Il cibo non richiede di aumentare la quantità per produrre lo stesso effetto. L’alcol richiede di aumentare la quantità per produrre lo stesso effetto.
Il cibo, quando utilizzato, non crea il desiderio di assumerne quantità sempre maggiori. Soddisfa un normale appetito. L’alcol crea un desiderio che sviluppa una bramosia innaturale che risulta in un’abitudine.
Il cibo è benvenuto per il corpo che lo accoglie come un amico per tutti i suoi organi e le sue funzioni. L’alcol è considerato come un intruso e un veleno, il corpo cerca di eliminarlo più rapidamente possibile per proteggersi dai danni.

L’uso e/o abuso di alcol può determinare sia malnutrizione per eccesso (sovrappeso e obesità) sia malnutrizione per difetto (gravi stati di denutrizione).

Il medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta, qualora riscontrino queste alterazioni dello stato di nutrizione, dovranno attuare interventi atti a modificarli, monitorandone la risposta.

In particolare, l’intervento nutrizionale dovrà essere improntato a correggere le carenze nutrizionali con opportuni supporti farmacologici e orientato al riequilibrio dell’apporto dietetico riguardo ai macro e micronutrienti.

Quantità di alcol e apporto calorico di alcune bevande alcoliche
Tabella 1. Quantità di alcol e apporto calorico di alcune bevande alcoliche

In Italia, dei circa 35 milioni di consumatori di bevande alcoliche, più di 8,6 milioni (il 23,2% dei maschi e il 9,1% delle femmine sopra gli 11 anni di età) sono consumatori a rischio. Questi cittadini devono essere oggetto di interventi di salute pubblica di contrasto a comportamenti alcol-correlati rischiosi o dannosi per la salute. Tra questi, ci sono circa 800 mila minori, altrettanti giovani sino ai 24 anni di età e 2,7 milioni di anziani.

Alcolismo e disturbi del comportamento alimentare

Sul piano epidemiologico, è nota da molti anni un’elevata associazione tra disturbi alimentari e abuso di sostanze psicoattive (alcool, cocaina, eroina).

In soggetti con disturbo alimentare, la prevalenza di abuso di sostanze è da 3 a 5 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Questo significa che un terzo dei soggetti con disturbo da uso di sostanze si associa a un disturbo alimentare.

I lavori scientifici che hanno approfondito gli aspetti neurobiologici ci indicano come l’adattamento a situazioni stressanti potrebbe essere originariamente compromesso in individui che svilupperanno abuso di alcool, così come in pazienti con depressione cronica o comportamenti bulimici. Pertanto, si ipotizza un comune difetto nella capacità di reazione allo stress, tanto da richiedere comportamenti compensatori per esercitare l’autoregolazione emotiva.

L’anoressia presenta deboli analogie da questo punto di vista, anche se è stato indagato un possibile modello di auto-addiction legato alla restrizione alimentare.

L’associazione tra anoressia e abuso di alcol è definita drunkorexia. Nella drunkoressia, l’apporto calorico dell’etanolo viene utilizzato talvolta per ridurre l’appetito. La drunkorexia è pertanto caratterizzata da:

  • mancata assunzione di cibo in previsione di un consumo di alcol (binge drinking);
  • esercizio fisico eccessivo per consumare le calorie dell’etanolo;
  • consumo di quantità elevate di alcol per diventare malato.

Sulla base delle evidenze disponibili, le forme bulimiche e la dipendenza da alcool, per quanto rappresentino la comorbidità più frequente, non possano essere considerate manifestazioni diverse di un unico disturbo sottostante. Sono quindi due diversi disturbi che offrono lo stesso vantaggio secondario a soggetti con difficoltà nella gestione dello stress e nell’autocontrollo emozionale.

Il binge drinking è la modalità prevalente per gli 1,7 milioni di giovani: riguarda il 17% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, dei quali il 21,8% maschi e l’11,7% femmine.

I meccanismi neurobiologici della dipendenza, in particolare il sistema neuro encefalico della ricompensa, appaiono coinvolti in tutti i disturbi alimentari e in alcune forme di obesità; ciononostante è difficile affermare che questi disturbi siano semplicemente ascrivibili a una forma di dipendenza.

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